Buon lunedì amici! Oggi al posto della rubrica di Logan troverete a farvi compagnia la vostra fashion influencer preferita, @July_Ferragnez! se vi state chiedendo che fine ha fatto il nostro amabile micio dalle zampette guantate, be’ purtroppo ha avuto un impegno urgente e improrogabile, qualcosa riguardo un summit per il dominio della terra o roba simile…non sentivo bene al telefono quando me lo stava spiegando, la sua umana in sottofondo faceva un gran baccano mugugnando frasi incomprensibili da dietro al bavagli….che cafonata! Comunque vi manda i suoi saluti regali e vi ricorda di venerarlo 3 volte al giorno come vi ha ordinato! 😉

Nell’appuntamento di oggi  deciso di parlavi di Halloween e se state pensando “che originalità!” accantonate il sarcasmo perché questo non è il solito articolo sulla festa più spaventosa che ci sia 😉 Non ci credete? Sentite un po’ qua…

Halloween ormai è appena passato e e stavo pensando che circa un anno fa in questo momento ero ancora  super indecisa su cosa mettere per il famigerato “Dolcetto o Scherzetto?” per le case…avrei indossato la tuta Gucci? Meglio il tubino nero Armani, visto che si esce di sera? Oppure un abito del mercato, giusto per rimanere in pieno stile Horror?! Tremo solo all’idea! Ma può una diva come me usare abiti che non siano comprati in via Monte Napoleone (rigorosamente addebitati sulla carta di credito rubata alla mia umana da compagnia, of course!)

Nonostante sia una festività prettamente dei paesi del nord Europa e statunitense, anche nel nostro Paese è oramai sdoganata da diversi anni. Sono moltissime le iniziative per festeggiare questa ricorrenza: feste, cene, attività per bambini nelle piazze e nei centri commerciali, addirittura party nelle scuole! Quest’anno la situazione Covid-19 ci impone di seguire scrupolosamente le regole ed evitare assembramenti nei luoghi pubblici e privati e anche noi della redazione di Jenopet vi invitiamo a stare al sicuro! Il fascino del terrore, il divertimento di andare di casa in casa, abbuffarsi di tante leccornie…non c’è da stupirsi di come questa festa sia entrata nel cuore dei più! Sapevate però che in Sardegna esiste una antichissima tradizione di onorare i morti simile a quella anglosassone? Lasciatemi vestire i panni (Versace) di July Angela e intraprendere la carriera di divulgatrice scientifica dei ben più illustri Piero e Alberto…Cominciamo!

La commemorazione dei defunti ha antichissime origini che datano alle civiltà pagane, secondo le quali nella notte fra il 31 ottobre e il 1 novembre il mondo dei vivi e quello dei morti venivano in contatto e a questi ultimi veniva data la possibilità di vagare liberamente sulla Terra. Non a caso non solo nella cultura celtica (da cui si pensa la festività di Halloween sia originata) ma anche in molte società di tipo agricolo il 31 ottobre coincideva con la fine dell’estate (e quindi la stagione del raccolto) e segnava l’inizio di un nuovo anno. Con l’avvento del cristianesimo e del cattolicesimo la commemorazione delle anime dei morti fu stabilita in Italia nella giornata del 2 novembre. Oggi voglio proprio palarvi di come questa tradizione sia onorata nella mia terra, la Sardegna. Ebbene sì, in questa meravigliosa isola non troverete solo spiagge dal sapore caraibico, vacanze all’insegna del relax e passeggiate nella piazzetta dello shopping di Porto Cervo (qualcuno ha detto Gucci? No?! Ok…) ma anche la passione per le antiche usanze che ancora oggi vengono portate avanti e tramandate alle generazioni più giovani.

La commemorazione dei Defunti inizia dalla sera di Ognisanti con la preparazione per accogliere Is Animas (le anime dei defunti) come vengono chiamate nel sud dell’isola, o de Su Mortu Mortu come invece viene chiamata qui nella Gallura, nel nord est. I nomi di questa tradizione variano infatti da zona a zona, spesso da paese a paese vostro la frammentarietà e la varietà della lingua sarda, ma sostanzialmente consiste nel credere che fra la notte del1 e del 2 novembre le anime dei nostri cari tornino a far visita alle loro dimore terrene, un po’ per controllare come stessero i propri cari, un po’ per verificare che questi non li avessero dimenticati e ne preservassero la memoria nel tempo. In vista di questo ritorno delle anime le famiglie ponevano delle candele accese alle finestre per indicare la via ai propri cari nel caso avessero smarrito la via è in seguito apparecchiavano la tavola per la cena come di consueto, aggiungendo però un post a tavola per i cari estinti: piatto, bicchiere, posate e fazzoletto come si addice per un vero e proprio commensale. Alla fine della cena e prima di andare a dormire il posto dei defunti veniva lasciato intatto e venivano aggiunti formaggi, salumi, il tradizione pane carasau e altre pietanze affinché ala mezzanotte le anime potessero cibarsi del buon cibo c’è avevano gustato in vita e, in cambio di tanta accortezza, vegliassero sulla loro famiglia anche dall’aldilà.

Un ruolo importante in questa commemorazione veniva (e viene tutt’ora) svolta dai bambini, le cosiddette anime pure che la sera dopo cena (prevalentemente in passato) oppure la mattina seguente di buon ora come accade maggiormente ai giorni nostri – la tradizione come dicevamo varia da paese a paese – si recavano di casa in casa per chiedere una donazione in memoria dei defunti domandando “su mortu mortu” oppure “Is Animeddas“, ovvero le piccole anime, al miglior che donavano generalmente dolcetti fatti in casa come pabassinas (tipici biscotti sardi con uvetta passa, noci e decorati con una cappa di zucchero), frutta secca come mandorle e noci, castagne e frutta di stagione come mandarini e melagrana e, nei tempi più recenti merendine, caramelle e qualche cioccolato. Se si è fortunati si riesce a recuperare persino qualche soldino, vero e proprio tesoro peri i più piccoli! Dopo una mattinata passata a scorrazzare per il paese i bimbi tornano a casa e insieme si condivide il pasto tradizionale di questa giornata, “Sa Caulada“, minestra di riso cotto in brodo di cavolo e carne rossa con patate e verdure lesse…una bontà! La. Sera invece si fa visita ai defunti al cimitero per portare loro dei fiori.

Pensavate che la “caccia” ai dolciumi fosse una prerogativa del paese a stelle e strisce? E invece anche nella terra dei nuraghi è una tradizione antichissima, si pensa addirittura paleocristiana, e tutt’oggi ancora molto sentita fra le nuove generazioni che, memori della festa passata fra amici a scovare la casa che donava i dolcetti più buoni accompagnano adesso i loro figli nella stessa scorribanda!

Speriamo di avervi fatto piacere nel  rendervi  partecipi di questo pezzetto della nostra storia…da @july_ferragnez e dalla sua fedele stenografa Daria è tutto, baci crocchettosi e…alla prossima!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

July Ferragnez