Buon lunedì aMici miei, come ve la grattate in questa lunga quarantena? Avete imparato qualche mossa di tango interessante? Mi riferisco a tutti i miei amici non ancora sterilizzati ovviamente, eh bei tempi quando si è giovani e single 🙂 godetevela finché dura, perché poi arrivano le responsabilità, le lunghe giornate di sole sul balcone, le bollette della cuccia, i divani da graffiare e le mille altre attività che impegnano noi gatti ogni giorno. Mai un attimo di pace! La vita è davvero una giungla alle volte, ci sono giorni che ho a malapena il tempo per leccarmi le orecchie figuriamoci poi fare altro (dopo tutto c’è la mia umana per fare tutto il resto, compreso il mio 🙂 . Questa settimana è stata davvero stressante, per prima cosa mi sono dovuto riprendere da un weekend estenuante in cui non ho fatto assolutamente nulla, vi giuro credevo che non sarei arrivato ad oggi dalla stanchezza; in secondo luogo ho ricevuto una triste notizia. Come tutti ben saprete a questo punto, il 16 aprile è venuto a mancare il nostro amatissimo Luis Sepúlveda, la fatidica mattina dell’annuncio mi trovavo in cucina a sorseggiare il necessario caffè del risveglio quando il telegiornale ne diede la notizia. Ho subito sputato il caffè in faccia all ’umana e drizzato le orecchie per assicurarmi di aver sentito bene (tranquilli a casa abbiamo kili di pomata per le ustioni, starà benissimo). Doveva esserci uno sbaglio! Ahimè nessuno sbaglio, il povero Luis era l’ennesima vittima, forse tra i più illustri, di questo maledetto Covid-19.

Non pensiate nemmeno per un minuto che non mi si stringa la pelliccia per le numerose vittime ma concedetemi, per simpatia e affinità spirituale con il poeta, un lamento e un miagolio a lui solo dedicato. La sua scomparsa mi addolora particolarmente dato il suo status di Ambasciagatto tra gli umani. Sì avete sentito bene, insignito dal regno felino di tale titolo era diventato il saggio portavoce del mondo animale, e mi piace pensare di noi gatti in particolare, presso voi uomini. Classe 1949, cileno di nascita ma esule per amore della libertà, a seguito del sanguinoso Golpe ai danni del Presidente Allende nel lontano 1973, aveva pagato prima con la prigione, la tortura ed in seguito l’esilio la sua militanza al fianco delle Democrazia. Poeta senza più Patria viaggiò per il mondo raccontando le gioie e i dolori di questa Terra ferita e delle sue anime, umane quanto animali, che vi si aggirano come spettri inquieti. Ma chi era in realtà quel buffo gattone che tutti chiamavamo Luis? Non ditemi che non avete mai pensato, al guardarlo acciambellato sulla sua poltrona, con il fidato “sigarrillo” tra le dita, che non era l’incarnazione di un paffuto certosino dall’anima antica e dallo sguardo ammaliante? Beh vi svelo un segreto, un po’ gatto lo era, reincarnazione di un’antica divinità egizia o sumerica, “calmo come una lumaca” era solito definirsi. Lo ricordiamo per le numerose pubblicazioni poetiche e letteraria ma credo che la maggior parte di noi, in maniera spontanea o per scuola lo abbia conosciuto grazie all’intramontabile capolavoro de “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”. Senza dubbio uno dei miei libri preferiti, un caso che uno dei protagonisti principali sia un gatto? Probabile ma non determinante 🙂

La storia della gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

E’ ironico pensare che, pur essendo nato e catalogato come libro per l’infanzia, questo racconto sia riuscito a trascendere non solo il genere e il pubblico di destinazione ma anche il linguaggio. Vi direte: “anche critico letterario oggi Logan?”. Sì e no. Non ho certo la pretesa, ma l’orgoglio felino sì, di erigermi a critico, ciò nonostante devo dire che poche volte ho avuto il piacere di incontrare un autore, peraltro un umano, capace di comprendere e parlare fluentemente la nostra lingua: il gattese è assai difficile amici miei! Tuttavia Luis era un madrelingua e un esperto della linguattica come pochi al mondo. Quanti di noi gatti ci siamo riconosciuti ed emozionati con le parole del saggio Zorba, signore e padrone del balcone, quanti hanno compreso le strazianti parole della dolce Kengah nell’affidare il suo prezioso uovo allo sconosciuto micio? È stato con orgoglio e sentimento patriottico di noi tutti gatti da balcone, che abbiamo assistito per la prima volta alla rappresentazione dell’Onore felino e della sacralità della parola data. Finalmente! Dovevamo solo attendere Sepúlveda per essere rappresentati come esseri di saldi principi, è stato lui a ridarci dignità e lustro. Zorba non ha forse mantenuto le tre promesse fatte a Kengah? Non ha mangiato l’uovo, se n’è preso cura covandolo ed infine, tra le promesse più importanti e complicate, ha insegnato alla gabbianella a volare. Eroico, non trovate? Che dire, il dolce Zorba meriterebbe un monumento! Sicuramente starete pensando: ma se sei un gatto come fai a leggere? Ebbene giusto perché lo sappiate so leggere benissimo, leggo anche al buio e ad occhi chiusi; non è che non so leggere, è che preferisco acciambellarmi in poltrona e farmi leggere i libri dalla mia umana, non è che poi abbia una gran voce o una gran dote interpretativa poi, lo faccio per farla sentire utile e apprezzata. Potrei benissimo azzamparmi da solo, sono un gatto indipendente del III millennio che credete! Tutto ciò è irrilevante e non è certo un processo contro la mia pelliccia o le mie capacità di lettura (supposte o millantate). La morte di Luis mi ha fatto tuttavia riflettere sul messaggio di amore che ha lasciato su questa terra, la necessità d’imparare il linguaggio degli animali e della natura per poter sanare le ferite che noi stessi gli abbiamo inflitto. Vi lascio aMici con le parole del Maestro e un saluto al poeta.

Bene,gatto. Ci siamo riusciti – disse sospirando – Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante – miagolò Zorba – Ah sì? E cosa ha capito? – chiese l’umano – Che vola solo chi osa farlo – miagolò Zorba.”

alla prossima amici miaooo

Logan

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