“L’essere umano è la struttura della relazione che si fa presenza attraverso il corpo” (G. Gobbi, 1999).


L’uomo è l’animale sociale per eccellenza: il primo strumento che ha per creare relazioni è appunto il corpo, che nella sua dimensione affettiva, esplicitata dal movimento nel linguaggio corporeo non verbale, attua la sua prima forma di comunicazione.
Nell’articolo precedente, ho spiegato come il neonato comunichi solo attraverso la totalità del proprio corpo, vissuto affettivamente con la madre, la quale, a sua volta, si pone a livello pre-espressivo non verbale, instaurando così un dialogo tonico, mediante il quale vengono veicolate le emozioni e le comunicazioni e si creano relazioni e l’affettività.


Crescendo, le modalità di relazione si esplicitano in differenti forme di comunicazione.
Nella psicomotricità, la relazione è lo specifico dell’intervento psicomotorio e il corpo dello psicomotricista è l’organizzatore tonico-emozionale della relazione.
Ogni persona ha una propria espressività motoria, che si esplicita attraverso quelli che, in psicomotricità, chiamiamo parametri psicomotori, i quali sono mediatori della comunicazione corporea e acquisiscono un significato simbolico e grazie ai quali è possibile leggere il linguaggio corporeo.


Il primo è il TONO, del quale ho già parlato (https://www.jenopetdesign.it/e-tutta-una-questione-di-tono/?fbclid=IwAR1i9TDAi-CHk-xIjoli8gC_JePBO-VK6f4QQ0YQ9Z3I-z5lyPiMU5oI_nw ).


Poi troviamo la VOCE: è una delle produzioni corporee più primitive; il grido è una delle prime modalità comunicative dell’individuo. È legata all’affettività e le sue modulazioni profonde corrispondono all’implicazione tonico-emozionale del corpo.Nella relazione con gli altri la voce può avere un investimento simbolico e coprire la distanza tra i corpi, provocando varie reazioni.


Lo SGUARDO rientra nell’espressione psicomotoria non verbale, esplicita la struttura visivo-motoria e organizza lo spazio in cui il gesto avrà luogo. Il contatto visivo è uno degli aspetti più delicati e pervasivi del linguaggio corporeo. Nella relazione lo sguardo esprime il contesto emozionale e affettivo ed il “senso” dello sguardo sottolinea il linguaggio verbale.


Il GESTO è un movimento carico di senso ed è preceduto dall’intenzione. È una reazione corporea che traduce i nostri stati psico-affettivi in maniera più o meno conscia e che viene letto dall’altro in riferimento alle proprie reazioni psico-toniche.
L’insieme dei gesti e dei movimenti, degli atteggiamenti e delle reazioni esprime la personalità ed affettività di ognuno.


La POSTURA è la posizione del corpo occupata nello spazio, sia in situazioni dinamiche che statiche. La capacità di mantenere questa posizione è presupposto dell’equilibrio posturale. È legata al TONO in quanto l’attività muscolare si oppone alla forza di gravità, alla quale siamo soggetti tutti.
Le posture sono rivelatrici di realtà interne, che si riflettono all’esterno, pertanto sono legate agli atteggiamenti.


Il TEMPO esplicita il fluire inarrestabile degli eventi, dei fenomeni, dei vissuti: l’uomo vive nel tempo e deve adattarsi.
È organizzato in ritmi e sequenze ed è legato alla strutturazione dello spazio. Le perturbazioni della percezione del tempo operano a tutti i livelli dell’affettività.


Infine gli OGGETTI, che sono i mediatori della realtà e permettono di colmare la distanza fisica mantenendo una relazione tonica.
Basta pensare all’ oggetto transizionale di Winnicott, col quale il bambino “sostituisce” la mamma e perciò è carico di potenziale affettivo, che lo fa diventare sostituto o prolungamento del corpo.
La preferenza di un oggetto rispetto ad un altro, soprattutto nei bambini, ci dà la possibilità di capire lo stato emotivo ed il desiderio sottostante alla scelta.
Il primo oggetto da tenere in considerazione è sempre il corpo.

Mentre per il tono e il dialogo tonico mi è stato possibile fare un raffronto tra umano e amico a 4 zampe, per gli altri parametri psicomotori mi è un po’ difficile, considerando per esempio che il tempo è un concetto puramente cognitivo e che il gesto è proprio dell’uomo in quanto avente arti superiori liberi; però, posso affermare coscientemente che, così come vale per noi umani, anche per i nostri pelosetti hanno una loro propria espressività corporea:
non troveremo mai un cane o un gatto uguali tra loro, magari soltanto di aspetto, ma di carattere assolutamente no. E con carattere intendo quell’insieme di atteggiamenti, di modalità di comunicazione e di movimento con i quali si relazionano a noi!

Noemi Campiti

redazione
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