Salve a tutti/e, gatti e umani, ma soprattutto benvenuti nel mio angolo di scatola. Il mio nome è Logan e, se me lo permetterete, da oggi sarò il vostro nuovo amico baffuto. Il meraviglioso staff di Jenopetdesign mi ha concesso l’onore di far parte del loro nuovo progetto, dandomi così la possibilità di dar voce ai tanti miagolii dei miei fratelli micii.

Ma prima di tutto permettetemi di presentarmi: sono un bel gatto grigio di quasi 3 anni (si son bello e me lo dico da solo, ah e sono anche affascinante), vivo nella bellissima Sardegna con i miei umani e la mia anima gemella Penny, una fiammante gatta caciarona e di buona crocchetta. Vivo una vita tranquilla e appagante, fatta di scalate di tetti, equilibrismo sui muri di confine, bagni di sole (qui da noi abbiamo il sole 380 giorni all’anno :P) e toilettature di coppia con Penny, sapete, per tenere viva la passione e l’intesa di coppia nonostante il passare del tempo. Cosa altro potrebbe desiderare un gatto al mondo? Beh, nulla potrei rispondervi….

Ma vi dirò, dopo aver parlato con le ragazze di Jeno pet design mi son detto: “perché non approfittare di questa magnifica opportunità per mostrare, senza pretese scientifiche o di onniscienza (anche se, siamo onesti…. Sono un gatto, quindi vedo e conosco tutto), la nostra versione dei fatti?”. O per meglio dire, perché non parlare di noi, sì, di noi gatti, delle nostre storie e dei nostri umani. Dopo tutto non bisognerebbe sempre assaggiare dalle due ciotole prima di avere un parere più chiaro su una busta di crocchette? Ecco dunque il mio nuovo obiettivo! Pur essendo saggio non sono un dottore, non offendetevi dunque per le miei parole….

Sono pur sempre un gatto, ed oltre a nove vite ho anche un senso dell’umorismo abbastanza contorto. Come vi dicevo dunque vorrei poter prender la palla al balzo e parlarvi un po’ di me e dei miei amici; sì perché attraverso le vostre e le nostre storie possiate conoscere una piccola fetta dell’universo dei gatti. Vorrei condividere con voi storie, avventure e disavventure di noi eroi baffuti, districare gomitoli di dubbi e servire paté di amichevoli consigli, sfatando così miti e pregiudizi di cui alle volte siamo vittime. Se mi concederete dunque 10 minuti del vostro tempo vi svelerò alcuni segreti e misteri del mondo felino, sarò il vostro personalissimo assistente di volo, perciò senza indugi acciambellatevi comodi, allacciate le pellicce e sgranocchiate la vostra erba gatta preferita. Oggi mi piacerebbe discutere con voi di una delle prime verità che qualunque aspirante “mamma e papà” di un gatto dovrebbe conoscere: e cioè che non esistono padroni! E sì amici miei, mi duole introdurvi a questa novità ma, credetemi, è necessario. I gatti non hanno padroni, non a caso la prima regola del Club dei Gatti è: “Non crediamo nella leadership… e tanto meno nella vostra!”. Questo non significa tuttavia che non proviamo affetto nei vostri confronti o che non vi rispettiamo. No no, niente affatto. Il motto di ogni gatto è “Non cercare un padrone ma trova un coinquilino”. Vedete, è qui che sta la parola chiave, coinquilino, o partner in crime se preferite 🙂 .

Noi gatti non vogliamo un padrone, vogliamo un amico, un compagno di avventure con cui crescere e invecchiare. Grandi pretese? Sì, grandi, grandissime, immense proprio, ma dopo tutto, perché dovremmo accontentarci di meno? Non desiderate anche voi lo stesso? Dunque perché noi non dovremmo aspirare al medesimo sogno? Siamo esseri senzienti, proviamo gioia, dolore, amore, paura e confusione proprio come voi. Non credete a chi sostenga il contrario, perché siamo esattamente come voi, ognuno di noi ha un proprio carattere e una sua personalità, non siamo mica i pupazzi della Trudi a venir creati in serie e con un marchio di fabbrica. Per l’amor di Topogigio! Siamo nel 2020 gente, suvvia!!!! Siamo esattamente come voi, solo che parliamo una lingua differente e apparteniamo ad un’altra specie; pensate a noi come ad un coinquilino straniero, sì, magari è diverso da voi, parla una lingua che non capite e ha abitudini diverse, ma non per questo pensereste mai che non abbia sentimenti e desideri uguali ai vostri, no? Beh, noi gatti siamo così, siamo i vostri coinquilini. Il gatto è quel coinquilino eccentrico, disordinato, invadente, irrispettoso dello spazio personale, soggetto a cambiamenti di umore e egocentrismi.

Il micio è quel compagno di stanza che finisce l’ultimo spicchio di pizza, ti ruba lo shampoo dalla doccia, organizza assoli notturni degni di Pavarotti alle 3 di notte e tragiche interpretazioni dell’assassinio di Cesare quando la sua ciotola non è piena al 100%. Siamo tutto ciò e anche di peggio, ma siamo anche leali, affettuosi, giocherelloni e sensibili, fiutiamo cuori infranti e bisognosi di affetto bene quanto la scatoletta di pollo e tonno aperta dal vicino del 5 piano. Sappiamo amare incondizionatamente e con la forza di mille tempeste, è solo che siamo amanti difficili. Non diamo immediata confidenza come i cani, non scodinzoliamo agli estranei per attirarne l’attenzione e soprattutto non riportiamo palle e bastoni per due coccole. Questo ci rende meno affettuosi? No, siamo solo più selettivi. Per questo continuo a insistere sulla necessità di cambiare punto di vista. Quando parlo di non riconoscere padroni non voglio scoraggiare i futuri amici che vorrebbero accogliere un fratello gatto, no! Vi chiedo solo un po’ di elasticità. Conosco per esperienza personale la frustrazione che provano i nostri umani all’adattarsi a questa dinamica, a maggior ragione se hanno avuto precedenti esperienze canine.

Vi posso assicurare che è normale. Non è che non capiamo il comando o non associamo il suono del nome alla nostra “pelliccia”, è solo che non vogliamo venire, siamo distratti, stanchi o semplicemente non ci va di correre da voi ad ogni vostra chiamata. Non scambiate la nostra indipendenza per indifferenza, come si suol dire: “in amor vince chi fugge”, no? Ecco pensatela in prospettiva, se ogni qualvolta che ci vorreste accoccolati sulle vostre gambe vi accontentassimo, dove sarebbe allora l’emozione e la sorpresa di un pomeriggio qualsiasi di assoluta dedizione e di una lunga pennichella tra le vostre braccia? Se ad ogni richiamo corressimo da voi, come fareste a stupirvi del giorno, raro come la venuta di nostro Signore sulla terra, in cui senza bisogno di nemmeno pensarlo, vi accogliamo sulla porta di casa con la gioia dell’assetato che trova l’acqua nel deserto? É possibile che esageri? Può essere, forse mi sbaglio o semplicemente faccio l’avvocato del Gatto, proprio come Keanu Reeves in quel famoso film. Sono tante le spiegazioni e le supposizioni che potrei darvi, tuttavia preferisco rimanere in tema di avoGatti e offrirvi un punto di vista differente, dato dall’alto dei tetti che amo scalare e aggiungere al mio Regno di quartiere.

Se avete intenzione di accogliere un gatto nelle vostre case e nelle vostre vite fate come me, sedete la vostra/o umana/o e sottoscrivete un contratto. Nulla di più facile che mettere nero su bianco, come il manto del mio arcinemico (il gatto del vicino), le vostre e le loro condizioni. Instaurate un dialogo civile, lottate per una giusto processo e se tutto andrà per il meglio ve la caverete entrambi con la condizionale e uno sconto di pena. La chiave del successo è il compromesso, siate consci delle vostre e delle loro necessità, non arrendetevi perché, se riuscirete a superare le incomprensioni, differenze e le abitudini bizzarre di questi piccoli despoti pelosi dal cuore d’oro, allora avrete vinto.

Avrete vinto un amico, un compagno di vita e, se il cielo vorrà, dopo molti anni di vita del vostro gatto, un’emozione, un palpito di cuore ogni qualvolta racconterete del vostro micio. Siete ancora qui? Ho esaurito già i 10 minuti che vi avevo chiesto? 2 minuti ancora?!? O Cielo, come vola il tempo quando ci si lava le orecchie al sole! In breve, grazie per essere arrivati fino a questo punto e aver assecondato le pazzie di un ambasciagatto, grazie per aver voluto conoscere un poco del mio mondo come io del vostro. La prossima volta vorrei raccontarvi la storia di un mio lontano cugino, un tenero gatto cieco di nome Oscar e della sua mamma, Mariangela, divenuta mamma gatta, infermiera, dottoressa e esperta della sicurezza e dell’abbattimento delle barriere architegattiche per il suo micetto. Alla prossima e miaooooooooooo a tutti.
Logan

articolo di Viviana Degortes.

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